Dedicato alla Città di Livorno, che di certo non è solo un porto: parola di noi “Maledetti Toscani”!

Livorno è uno dei più importanti porti italiani, sia dal punto di vista commerciale che turistico; sebbene annoveri testimonianze storiche di epoche remote, è ritenuta la più giovane città toscana, a causa dei massicci bombardamenti che purtroppo la devastarono durante la seconda guerra mondiale. Sviluppatasi a partire dalla fine del XVI secolo per volontà dei Medici, è rinomata per aver dato i natali ad Amedeo Modigliani, Giovanni Fattori e Pietro Mascagni e per essere stata una meta turistica di fama internazionale fino ai primi anni del '900.

“Se fossi un livornese, di quelli veri che dicono "deh" e parlano a mano aperta, muovendo le dita, come per far vedere che nelle loro parole non c'è imbroglio, vorrei star di casa in qualche Scalo della Venezia. Non già nei quartieri, nelle piazze, nelle strade disegnate con la matita dolce, con l'aiuto di squadra e di compasso, dagli ordinati e generosi architetti dei Granduchi, ma in questo quartiere che i livornesi chiamano La Venezia, qui nel cuore della città vecchia, a due passi dalle Carceri, dal Monte Pio, dai Bottini dell'Olio. Che bella vita sarebbe, che vita semplice e felice.”

Così scrive Curzio Malaparte (o Kurt Erich Suckert) nel suo “librosaggio” Maledetti Toscani, pubblicato per la prima volta dalla Vallecchi di Firenze nel 1956. Certamente i livornesi non sono tutti semplici e felici, ciò sarebbe alquanto utopistico... Ma è vero che i livornesi, più di tutti gli altri toscani, possiedono quella graffiante, ma al contempo leale ironia, che gli permette di “dissacrare” anche la situazione più tragica, sottraendo alla vita almeno un po' di pesantezza ed artificiosità. A Livorno si sta bene e l'odore del mare, seppur splendido, c'entra fino ad un certo punto... Se non lo avete ancora sperimentato sulla pelle, vi basterà guardare un qualunque film di Paolo Virzì per capire che vi raccontiamo il vero... Del resto lui la sua Livorno la conosce e la dipinge meglio di chiunque altro.

Brevi cenni storici
Saprete già che Livorno è uno dei più importanti porti italiani, sia dal punto di vista commerciale che turistico; sebbene annoveri testimonianze storiche di epoche remote, è ritenuta la più giovane città toscana, a causa dei massicci bombardamenti che purtroppo la devastarono durante la seconda guerra mondiale. Sviluppatasi a partire dalla fine del XVI secolo per volontà dei Medici, è rinomata per aver dato i natali ad Amedeo Modigliani, Giovanni Fattori e Pietro Mascagni e per essere stata una meta turistica di fama internazionale fino ai primi anni del Novecento. Ma facciamo un salto indietro e torniamo al XVI secolo... In che modo contribuirono i Signori di Toscana a rendere grande Livorno ed il suo sistema portuale? Un “certo” Buontalenti fu incaricato di progettare una nuova città fortificata intorno al nucleo originario dell'abitato, con un maestoso sistema di fossati e bastioni; successivamente furono emanate le cosiddette “Leggi Livornine” che istituivano il porto franco e garantivano la libertà di culto, professione religiosa e politica a chiunque si fosse macchiato di un qualsiasi reato (eccetto l'assassinio e la falsa moneta)... In breve in città si trasferirono molti ebrei (soprattutto commercianti), vi soggiornarono inglesi, olandesi, francesi, corsi, ragusei, greci, armeni, spagnoli, portoghesi, sardi, svedesi, danesi, austriaci e prussiani.

Il Settecento vide la formazione dei grandi sobborghi suburbani a ridosso delle fortificazioni del Buontalenti, ci fu un proliferare delle arti ed in particolare dell'editoria: a Livorno vennero pubblicati Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria e la terza edizione dell'Encyclopédie ou Dictionnaire raisonnè des Sciences, des Arts et des Métiers di Diderot e D'Alembert, in una stamperia ricavata nel vecchio Bagno delle galere. Durante la Restaurazione furono realizzate grandi opere pubbliche e venne completato l'Acquedotto di Colognole, le fortificazioni medicee furono in gran parte smantellate per far spazio agli eleganti palazzi della borghesia livornese.
Con l'Unità d'Italia vennero abolite le franchigie doganali e questo portò ad un drastico calo delle attività commerciali e dei traffici marittimi, tuttavia, la fondazione del Cantiere Navale Orlando trasformò rapidamente la città in un importante centro industriale e l'istituzione della famosa Accademia Navale ne sancì definitivamente il prestigio. Per il suo spirito imprenditoriale moderno, che andò sempre più sviluppandosi durante il corso del XIX secolo, Livorno è stata spesso all'avanguardia rispetto ad altre città d'Italia circa la realizzazione di nuove tecnologie; gli inizi del XX secolo segnarono invece il fiorire di molteplici progetti architettonici ed urbanistici, dagli eleganti stabilimenti termali e balneari alla nuova stazione ferroviaria della linea Livorno – Cecina fino ai piani di risanamento del centro urbano. Poco prima dell'avvento del fascismo, la città fu teatro della fondazione del Partito Comunista Italiano, in seguito alla scissione della corrente di estrema sinistra dal Partito Socialista Italiano.
Se durante il periodo fascista, Livorno vide la realizzazione di grandi opere pubbliche ed industriali e l'ampliamento dei propri confini provinciali, vi furono attuati al contempo massicci e scellerati piani di sventramento, che trasformarono parte dell'antico assetto urbanistico. Come precedentemente accennato, lo scoppio della seconda guerra mondiale e i terribili bombardamenti, causarono la distruzione di una buona parte della città storica e la morte di numerosi civili. Livorno subì circa 90 incursioni aeree con conseguenti bombardamenti, lo sminamento di determinate zone del centro terminò soltanto negli Anni '50, la Fortezza Nuova ospitò le baracche degli sfollati addirittura fino agli Anni '60.

La città oggi
Nonostante la grave distruzione subita, Livorno non ha perduto di certo il suo fascino, anzi... Alcuni dicono che si distingue dalle altre città toscane anche per una certa magia decadente. Restano i templi, le chiese e i luoghi di sepoltura di diverse confessioni religiose, simbolo di un connubio perfetto di razze e popolazioni differenti, che hanno influito indubbiamente sulla cultura della città; la Torre del Marzocco, la Fortezza Vecchia, il Fosso Reale, la Fortezza Nuova, il Palazzo Mediceo ed il Duomo. Di quel gusto tardobarocco, sviluppatosi nel Settecento, ci parlano ancora oggi il Santuario di Montenero ed il quartiere della Venezia Nuova, il Palazzo Huigens e il Palazzo delle Colonne di Marmo. Esempi di architettura neoclassica sono invece il Teatro San Marco (1806), la Chiesa del Soccorso (la più grande di Livorno), i Bagnetti della Puzzolente, la Stazione di Livorno San Marco, il Palazzo Maurogordato ed il Cisternone. Infine le opere Liberty del XX secolo come lo Stabilimento Termale Acque della Salute, la Palazzina Vichi, il Grand Hotel Corallo, il Mercato delle Vettovaglie.

E siamo giunti all'epilogo, ma ci rendiamo conto di non aver nominato la Terrazza Mascagni ad esempio, uno dei luoghi più eleganti e sinceramente suggestivi di Livorno, Piazza Grande, la Chiesa di Santa Caterina da Siena, la Chiesa di San Ferdinando ed il Teatro Goldoni... Sarete costretti a convenire con noi adesso, quei Maledetti Toscani, che Livorno sia tutt'altro che soltanto “un porto”, ma piuttosto una diversa città d'arte, ricca, affascinante, multietnica e ANCORA tutta da scoprire... Ma soprattutto: respirare.

Caterina Pomini