Si racconta che il Granduca Cosimo I desiderasse per la moglie – Eleonora di Toledo – un giardino che potesse esserle pari in bellezza e grandiosità, per questo motivo affidò a Niccolò Tribolo la ristrutturazione del Giardino di Boboli (nato come parco granducale di Palazzo Pitti). Oltre ad essere uno degli esempi più significativi di giardino all'italiana esistenti al mondo, lo storico parco di Firenze è un vero e proprio museo a cielo aperto, che accoglie ogni anno più di 800.000 visitatori.
Il Giardino di Boboli, lo storico parco della città di Firenze, nacque come giardino granducale di Palazzo Pitti ed è considerato uno dei più significativi esempi di giardino all'italiana esistenti al mondo. Il nome deriva probabilmente dalle proprietà della Famiglia Borgolo, che si trovavano nel territorio della Chiesa di Santa Felicita in Oltrarno, che il banchiere fiorentino Luca Pitti acquistò come orti nel lontano 1418, ovvero nei quarant'anni precedenti la costruzione di Palazzo Pitti. La proprietà passò ai Medici nel 1549, il Granduca Cosimo I affidò a Niccolò Tribolo (l'architetto che aveva lavorato ai giardini della Villa di Castello) il progetto di ristrutturazione del giardino: si racconta che il Granduca desiderasse per la moglie – Eleonora di Toledo – un giardino che potesse esserle pari in bellezza e grandiosità. Al progetto del Tribolo si deve quasi certamente l'anfiteatro, ricavato dagli scavi della collina, con il primo asse prospettico nord-ovest/ sud-est, naturale estensione del cortile dell'Ammannati; la pietraforte utilizzata per costruire il palazzo venne prelevata esattamente da questa conca, che è dunque artificiale. Alla morte di Niccolò, i lavori furono affidati a Davide Fortini e successivamente a Giorgio Vasari, mentre il più importante ampliamento – il secondo asse in direzione di Porta Romana – si deve a Giulio Parigi e a suo figlio Alfonso; infine, non dobbiamo dimenticare gli interventi del Buontalenti (la Grotta Grande), del Giambologna e del Tacca.
Nel Settecento il Granducato passò agli Asburgo-Lorena e sotto Pietro Leopoldo furono avviati i grandi lavori di restauro che coinvolsero le architetture, le sculture, gli impianti idrici e la vegetazione; furono costruiti inoltre alcuni nuovi edifici, fra i quali il Kaffeehaus, la Limonaia e la Palazzina della Meridiana, proprio in questo periodo, seppur con le dovute limitazioni, Boboli fu aperto al pubblico per la prima volta. Un'altra fase di decadenza – la seconda a partire dalla sua costruzione – si ebbe durante il periodo napoleonico e in seguito al tentativo di Elisa Baciocchi di trasformare Boboli in un giardino all'inglese, soltanto con la restaurazione lorenese il giardino fu riportato al suo originario splendore.
L'aspetto di Boboli può ricordare la forma di un triangolo allungato, con forti declivi e due assi quasi perpendicolari, che si intersecano in prossimità della Fontana del Nettuno. A partire dai percorsi centrali degli assi, si sviluppano una serie di terrazze, viali e vialetti e una moltitudine di spazi prospettici con statue, viottoli, radure, giardini recintati e strutture architettoniche. Nel primo asse – che sale fino al colle di Boboli – si trovano l'anfiteatro, con al centro il famoso obelisco egiziano e la grande vasca in granito grigio, scolpita in un unico blocco forse proveniente dalle Terme di Nerone a Roma. Altre opere molto interessanti sono il Bacino di Nettuno, con al centro la fontana, la statua dell'Abbondanza e le splendide siepi, gli alberi e le piante che attenuano la vista delle mura difensive del Forte di Belvedere. Alla sommità del primo asse si trova anche il Giardino del Cavaliere, con le sue basse siepi di bosso tagliate in forme geometriche, la Fontana delle Scimmie e la palazzina settecentesca. Scegliendo di ridiscendere la collina verso nord-est, si possono raggiungere la Kaffeehaus, la Fontana di Ganimede, la Grotticina della Madama, l'Orto di Giove, la Fontana del Bacchino e la Grotta del Buontalenti, una delle architetture più stravaganti e stupefacenti di Firenze; nel secondo asse si trovano invece il Prato dell'Uccellare, circondato da lecci e cipressi secolari, il Prato del Pegaso e il Viottolone. Lungo quest'ampio viale in ripida discesa, si possono ammirare due filari di cipressi piantati nel 1637 e moltissime statue, antiche e moderne; alla sinistra del Viottolone, un tempo occupata dal labirinto, si trova oggi il viale serpentino per il rondò delle carrozze e la vasca centrale del vecchio intrico di passaggi.
Rappresentare con le parole tutte le attrattive di questo giardino, ci è forse impossibile, senza averlo davanti agli occhi ogni immaginabile descrizione potrebbe assumere pericolosamente le caratteristiche di un freddo e monotono elenco. Non volendo incorrere in un simile rischio, ci limitiamo a raccomandarvi un'ultima volta di visitare questo giardino, il più incredibile pegno d'amore offerto da Cosimo I dei Medici alla sua Eleonora, ereditato dai fiorentini e patrimonio dell'umanità intera.
Caterina Pomini
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