Villa Demidoff è la denominazione moderna di ciò che rimane della Villa Medicea di Pratolino, una piccola frazione di Vaglia in provincia di Firenze; la villa originale fu demolita nel 1822, ma in seguito la proprietà fu acquistata dalla Famiglia Demidoff, che ristrutturò e ingrandì l'edificio delle paggerie, adibendolo a villa. Il parco, tra i più importanti nello stile inglese è anche uno dei più belli ed estesi presenti in Toscana; simbolo di Villa Demidoff è certamente il Colosso dell'Appennino, la magnifica statua del Giambologna.
Se Michel de Montaigne fosse ancora vivo, probabilmente avrebbe detto che la bellezza e la ricchezza di questo luogo non sono rappresentabili con le parole.
Villa Demidoff è la denominazione moderna di ciò che resta della Villa Medicea di Pratolino, una piccola frazione di Vaglia in provincia di Firenze.
La villa Medicea fu demolita nel 1822, ma in seguito fu acquistata dalla famiglia dei Demidoff, che ristrutturò e ingrandì l'edificio secondario delle paggerie, adibendolo a villa. Il parco, tra i più importanti nello stile inglese è anche uno dei più belli ed estesi presenti in Toscana.
Breve storia di Villa Demidoff
Il terreno fu acquistato nel 1568 da Francesco I dè Medici che al tempo non era ancora Granduca. L'incarico della costruzione della villa fu affidato a Bernardo Buontalenti, ma oltre a questo vi lavorarono anche l'Ammannati e il Giambologna che eseguì il capolavoro del Colosso dell'Appennino. Per edificare Villa Demidoff fu spesa una vera e propria fortuna, il doppio della spesa occorsa per completare gli Uffizi tanto per fare un esempio; non stupisce quindi, che le meraviglie di Pratolino siano state decantate in poemetti e resoconti dell'epoca ancor prima di venire completate. Si racconta ad esempio che dopo la costruzione del capolavoro del Giambologna (Il Colosso dell'Appennino) fu coniata questa celebre frase: “Giambologna fece l'Appennino ma si pentì d'averlo fatto a Pratolino”, questo perché se l'Appennino si fosse trovato a Firenze, in una qualsiasi tra le sue piazze principali, sarebbe probabilmente oggi una delle attrazioni più note al mondo.
Purtroppo il complesso, che era troppo costoso per sopravvivere, ebbe un periodo di abbandono con l'avvento dei Lorena e alla fine del Settecento sia la villa che il parco erano ridotti a uno stato di conservazione davvero preoccupante. Alcune statue furono trasferite al Giardino di Boboli, finché nel 1819, il Granduca Ferdinando III, incaricò l'ingegnere Joseph Fritsch di mutare il giardino all'italiana in un giardino all'inglese.
I ruderi del parco del Buontalentifurono felicemente inglobati all'interno del nuovo parco, ma all'ingegnere boemo purtroppo, si deve anche la demolizione del palazzo, che secondo alcuni era stato il più bello e il più stravagante tra tutte le ville medicee.
Infine il parco fu venduto al principe russo Paolo II Demidoff nel 1872 e dall'ultimo discendente di questa famiglia russa, passò infine all'Amministrazione Provinciale di Firenze nel 1981.
Il parco
In tutto il parco sono presenti alberi secolari, tra cui querce, cedri e ippocastani. Nonostante molti monumenti originari siano stati rimossi, il parco ne conserva ancora molti davvero magnifici: la Fonte di Giove, la Fonte del Mugnone, la Peschiera della Maschera, la Grotta di Cupido e naturalmente il Colosso dell'Appennino.
Se capitate a Firenze e disponete di una giornata di sole, vale davvero la pena arrivare a Pratolino. Prima di partire tuttavia, è consigliabile effettuare una telefonata direttamente alla portineria del parco, perché gli orari e i giorni di visita sono soggetti a cambiamenti continui e capita spesso che i visitatori se ne tornino a Firenze delusi, a causa dei cancelli chiusi e delle informazioni poco affidabili presenti in internet o sulle guide turistiche.
Caterina Pomini
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