Pianosa: a sud ovest dell'Isola d'Elba, le acque cristalline di un'isola blindata

Grazie al penitenziario e agli attuali vincoli del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, l'Isola di Pianosa è rimasta per circa 150 anni praticamente incontaminata. Al di là del suo mare, che non ha nulla da invidiare a quello dei paesi del Mar dei Caraibi, Pianosa è particolarmente suggestiva anche per il suo “paese fantasma”, abitato esclusivamente dalle famiglie dei dipendenti del carcere, che una volta concluso il servizio abbandonavano l'isola.

A circa 13 chilometri a sud ovest dell'Isola d'Elba si incontra l'Isola di Pianosa, un lembo di terra che fu battezzato dagli antichi romani con il nome di Planasia e successivamente dagli arabi con un altro appellativo, quello di Pilanoze.
Pianosa fa parte del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano ed è amministrata dal comune di Campo nell'Elba, come dice il nome stesso è l'unica isola priva di alture compresa nell'arcipelago e complessivamente pianeggiante, poiché il punto più alto raggiunge i soli 29 metri.
L'isola, di forma approssimativamente triangolare, è caratterizzata da tratti di costa rocciosa che si alternano a tratti sabbiosi, il principale dei quali è Cala Giovanna, una suggestiva spiaggia bianca di granelli finissimi dove sono visibili anche i ruderi di un'antica villa romana, inoltre unico punto dell'isola in cui la balneazione è concessa.

Brevi cenni storici
Pianosa risulta abitata fin dall'epoca preistorica, in epoca romana l'isola fu chiamata Planasia e fu utilizzata come luogo di deportazione (nel sesto/settimo secolo d.C. Fu esiliato qui Agrippa Postumo, nipote ed ex erede di Augusto). Tra le costruzioni di epoca antica spiccano i ruderi di una villa romana e un sistema di catacombe scavato su due livelli, nel Medioevo poi l'isola fu a lungo motivo di dispute tra Pisa e Genova, infine, nel 1399 passò definitivamente sotto il dominio di Piombino.
Pianosa fu popolata a più riprese e successivamente venne completamente abbandonata, piccole colonie di elbani tornavano sull'isola soltanto nei periodi favorevoli alla pesca.

Le origini del carcere
Nel 1858 il Granducato di Toscana istituì la colonia penale agricola della Pianosa e sull'isola vennero trasferiti i condannati destinati ad occuparsi dei lavori nei campi.
In epoca moderna l'isola ospitò il carcere di massima sicurezza dove furono detenuti soprattutto alcuni pericolosi esponenti della Mafia e appartenenti ad organizzazioni terroristiche.
Il carcere venne chiuso definitivamente dopo 140 anni, nell'agosto del 1998 e ciò ha contribuito a conservare l'ambiente naturale marino e terrestre. Attualmente l'isola è abitata solo da pochi detenuti semiliberi e da alcuni agenti di polizia penitenziaria.

Il parco e l'Associazione per la difesa dell'isola di Pianosa
La magia di Pianosa continua a vivere nei canti e nel piumaggio delle specie di volatili che si può dire costituiscano la sua unica popolazione, visto che di persone se ne contano circa una ventina. Sull'isola nidificano i gabbiani corsi, i falchi pellegrini, l'upupa, il gruccione, la poiana, la berta maggiore, il marangone dal ciuffo, il falco della regina, la ghiandaia marina e l'aquila minore.
Le acque di Pianosa sono popolate da cernie, dentici, spigole, triglie giganti e mante (Mobula Mobular o Diavolo di mare), i suoi fondali sono tra i più ricchi dell'Arcipelago Toscano e questo sia perché sono stati sempre protetti dalla pesca indiscriminata, sia perché la presenza del penitenziario ha imposto inesorabilmente un certo isolamento.
Oggi un'associazione onlus per la difesa dell'isola ne protegge l'aspetto e l'ambiente marino, facendone una destinazione piacevole per gite e viaggi, in tutta la zona sono vietate la pesca, l'immersione, l'ancoraggio, la sosta, l'accesso e la navigazione se non sotto autorizzazione specifica.
La visita guidata dell'isola è possibile da aprile ad ottobre con imbarco da Piombino, Marina di Campo, Rio Marina e Porto Azzurro.
Al di là del suo mare, che non ha nulla da invidiare a quello dei paesi del Mar dei Caraibi, Pianosa è particolarmente suggestiva anche per il suo “paese fantasma”che essendo totalmente demaniale, era abitato esclusivamente dalle famiglie dei dipendenti del carcere, che una volta concluso il loro servizio, abbandonavano l'isola.

Si racconta che alcuni ex detenuti, dopo una manciata di giorni di libertà in Penisola, abbiano scelto di tornare “a casa”, a pochi metri da Cala Giovanna.
Speriamo che a nessuno venga mai in mente di piantarci anche un solo ombrellone, che si continui a salvaguardare questo Paradiso terrestre fino alla fine del mondo.

Caterina Pomini