“Lo struscio fiorentino” di Franco Ciarleglio è una raccolta di curiosità, leggende, aneddoti e credenze popolari sulla Firenze medievale e rinascimentale. Pubblicata nel 2003 dalla Tipografia Bertelli, la si potrebbe trovare facilmente in tutte le librerie, se solo fosse capitata tra le mani di un editore più illustre. Dopo aver analizzato vecchi testi presenti negli archivi storici della città, l'autore ha raccolto ben 56 storie, le cui testimonianze si possono ammirare semplicemente passeggiando. In questa sintesi ve ne raccontiamo alcune.
Chi ama profondamente viaggiare, scoprire, conoscere l'anima di una città, saprà anche che non esiste niente di meglio che andare in cerca delle storie inconsuete che la riguardano, le leggende, i racconti popolari. “Lo struscio fiorentino” di Franco Ciarleglio, Passeggiata “lento pede” nel cuore del centro storico della città, è una raccolta di curiosità, leggende, aneddoti e credenze popolari sulla Firenze medievale e rinascimentale. La guida è stata pubblicata nel 2003 dalla Tipografia Bertelli e certamente, fosse capitata tra le mani di un editore più illustre, la si potrebbe trovare facilmente in tutte le librerie; l'autore dopo aver analizzato vecchi testi presenti negli archivi storici della città, ha raccolto ben 56 storie, le cui testimonianze si possono ammirare semplicemente passeggiando... Nel caso non riusciste a reperirne una copia però, qui di seguito trovate alcuni contenuti interessanti.
Il Diavolo di Palazzo Vecchietti
Nella seconda metà del Cinquecento, il Giambologna si trasferì a Firenze probabilmente ospitato da Bernardo Vecchietti, membro di una tra le più importanti e antiche famiglie fiorentine. Nel 1578 il Giambologna fu incaricato di rimodernare il Palazzo Vecchietti e proprio sull'angolo con Via degli Strozzi, detto anche “Canto del Diavolo”, si trova un suo Diavolino, le cui forme possono essere ricondotte a quelle delle Sfingi del lontano passato. La facciata di Palazzo Vecchietti è inoltre ornata di maschere grottesche, il cui modello è tuttora conservato al Victoria and Albert Museum di Londra.
Il volto scolpito nella pietra di Palazzo Vecchio
Sulla destra dell'ingresso del Palazzo della Signoria, su una delle pietre che costituiscono il bugnato della facciata dell'edificio, è scolpito un interessantissimo volto d'uomo, attribuito niente di meno che a Michelangelo. Si racconta che l'artista lo abbia inciso addiritura di schiena alla parete durante l'esecuzione di Savonarola e, fatto ulteriormente stupefacente, sembra che non sia stato minimamente danneggiato neanche dalla terribile alluvione del 1966.
Il toro del fornaio
Sulla fiancata sinistra di Santa Maria del Fiore, in cima a una colonna portante, c'è la testa di un toro che sporge dal cornicione. La fantasia popolare racconta che la testa sia stata posta in quella precisa posizione da un mastro carpentiere che lavorava alla costruzione del Duomo, in ricordo di un tradimento.
L'uomo era infatti l'amante della moglie di un fornaio, che aveva la propria bottega nelle vicinanze della cattedrale.
Accadde che il fornaio, una volta scoperto l'adulterio, andò a denunciare la moglie davanti al Tribunale Ecclesiastico e i due amanti furono costretti ad interrompere la loro relazione. Il mastro carpentiere, al fine di vendicarsi, collocò la testa di un toro “cornuto” esattamente di fronte alla casa del fornaio, in modo che egli potesse sempre ricordarsi della sua condizione di uomo tradito.
La finestra di Piazza Santissima Annunziata
L'attuale Palazzo Budini-Gattai, anticamente conosciuto come il Palazzo Grifoni è il protagonista di una storia molto triste e al tempo stesso inquietante.
Si racconta infatti che una bellissima fanciulla, sposa felice di un membro della famiglia dei Grifoni, si trasferì in questo palazzo per vivere con il marito. Un giorno, poco tempo dopo, il giovane Grifoni fu richiamato alla guerra e la ragazza lo vide partire a cavallo, dall'alto dell'ultima finestra del secondo piano del palazzo.
La giovane sposa si mise a cucire e a ricamare seduta accanto alla finestra, ogni tanto rivolgeva il suo sguardo alla piazza in attesa del suo innamorato; i giorni trascorsero e del marito non si ebbero più notizie, la donna lo aspettò per anni senza mai rassegnarsi e ormai vecchia, un giorno, morì proprio in quella stanza.
Quando trasportarono fuori il corpo e chiusero la finestra, all'interno della stanza si scatenò il finimondo: i libri iniziarono a volare, i mobili a traballare, le luci si spensero, caddero quadri e soprammobili... Nel momento in cui la finestra fu riaperta però, tornarono la quiete ed il silenzio, per questo motivo nessuno avrebbe più chiuso quella finestra, che in effetti è rimasta sempre così... Provvista di uno spiraglio che permette di poter guardare sempre la Piazza della Santissima Annunziata, dalla quale il giovane Grifoni era stato visto partire per l'ultima volta.
Caterina Pomini
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