Il Parco di Pinocchio, non è un consueto parco di divertimenti, bensì un parco tematico all'interno del quale si ha la sensazione di interagire con i protagonisti della favola di Carlo Collodi. Una volta oltrepassato il cancello, vi troverete a camminare tra piante sempreverdi e altrettante siepi di piante perenni ed annuali, i cui colori rimandano spesso simbolicamente all'episodio della fiaba rappresentato dalle sculture, come ad esempio la bellissima aiuola di fiori bianchi ed azzurri che circonda la statua della Fata Turchina.
"C'era una volta... << Un re! >> diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno"... Chi non ha mai letto la favola di Pinocchio di Carlo Collodi?
Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino è appunto il titolo del romanzo scritto da Carlo Lorenzini (in arte Collodi), un classico della letteratura per ragazzi, pubblicato per la prima volta a Firenze nel 1883 e tradotto ad oggi in tutte le lingue del mondo. Benché molti lo abbiano conosciuto (soprattutto fuori dai confini del nostro paese) attraverso il celebre lungometraggio animato prodotto dalla Walt Disney Co. nel 1940, Pinocchio è nato a trenta chilometri da Pistoia e precisamente a Collodi, il paese dove l'autore trascorse la fanciullezza.
Nella prima metà degli anni Cinquanta e precisamente nel settantesimo anniversario della pubblicazione della prima puntata della favola di Pinocchio, venne indetto un concorso a carattere nazionale su iniziativa dell'allora Sindaco di Pescia, per la realizzazione di un monumento al burattino più famoso e bugiardo del mondo.
Tra i ben 165 progetti in gara, che furono esaminati da una commissione composta da pittori, scultori, critici e architetti, risultarono vincitori il gruppo statuario di Pinocchio e la Fatina di Emilio Greco e la Piazzetta dei Mosaici di Venturino Venturi, Renato Baldi e Lionello De Luigi.
In seguito, nel 1956, fu realizzato un parco commemorativo che si sviluppava intorno a una piazza lastricata, circondata da alcuni muretti rivestiti di mosaici ritraenti le avventure del burattino e da un boschetto di lecci, al cui ingresso venne collocata la scultura in bronzo vincitrice del concorso. Da questo momento in poi e soprattutto durante il corso dei trent'anni successivi, il parco si è arricchito di molte realizzazioni come l'Osteria del Gambero Rosso (opera dell'architetto Giovanni Michelucci) e varie statue e strutture simboliche raffiguranti i personaggi, i momenti e i luoghi della fiaba.
Al di là di quel che si potrebbe pensare, il Parco di Pinocchio, non è un consueto parco di divertimenti, piuttosto un parco tematico all'interno del quale si ha la sensazione di interagire con i protagonisti della favola di Collodi. Una volta oltrepassato il cancello d'ingresso, vi troverete a camminare tra piante sempreverdi e altrettante siepi di piante perenni ed annuali, i cui colori rimandano spesso simbolicamente all'episodio della fiaba rappresentato dalle sculture che incontrerete strada facendo, come ad esempio la bellissima aiuola di fiori bianchi ed azzurri che circonda la statua della Fata dai capelli turchini, unica figura femminile all'interno della storia che incarna la dolcezza, l'amore materno e la disposizione al perdono.
Altre sculture straordinarie che “abitano” il parco sono: il Grillo Parlante, il Gatto e la Volpe, la Lumaca Portinaia, il Serpente, i Coniglietti Neri con la bara, il Granchio, il Ciuchino, la Capretta e... Il Grande Pescecane, una sorta di cupola inclinata che domina uno specchio d'acqua, sotto la quale si trovano alcune file di denti aguzzi.
Come ogni fiaba che si rispetti, anche quella di Pinocchio ha diverse letture, anche per questo motivo e non solo per le statue e le strutture presenti (opere d'arte vere e proprie), il Parco di Collodi è un luogo per grandi e piccini: tra le fauci del Pescecane, i più piccoli si divertiranno a scattare foto abbracciati ai suoi denti, i più grandi invece ricorderanno che la Balena non è altro che un terrificante simbolo dell'ignoto, ma al contempo il luogo (la pancia) dove padre e figlio (Geppetto e Pinocchio) si riabbracciano e si ritrovano.
Il romanzo di Collodi ha colpito l'immaginario di scrittori (Aleksej Nikolaevič Tolstoj ne scrisse una versione alternativa nel 1936, tradotta in italiano con il titolo di Il Compagno Pinocchio), fumettisti, autori di cinema e di teatro, saggisti, ideatori di serie tv e cartoni animati, registi di videoclip e musicisti.
Nel 1977 il concept album Burattino senza fili di Edoardo Bennato risultò l'album più venduto in Italia, raggiungendo la ragguardevole cifra di circa un milione di copie vendute. Il disco di Bennato ripropone le avventure di Pinocchio in chiave metaforica e presenta una doppia lettura: la favola per bambini e i modelli dei personaggi in chiave moderna. Tutta la poetica del Burattino senza fili è una metafora del potere, che impone la propria cultura e il proprio concetto di “normalità”, sdegnando e opprimendo chi si allontana dalle regole stabilite e osa cercare una propria visione del mondo... Pinocchio, diventando bambino, rinuncia alla propria natura e si abbandona all'osservanza passiva dei valori della cultura dominante.
Caterina Pomini
Associazione InYourTuscany • Sede legale via Pistoiese 155 • c.f. 94182070485 • cell 333 91 52 203 • Accesso gestionale • Area operatori • Inserisci la tua struttura nel portale
credits: neropaco siti internet - disclaimer